Antwerp (Belgio) 25 luglio 2010

Ok ci siamo. Dopo aver veramente sofferto specialmente negli ultimi 4 mesi per il duro allenamento, è arrivato il momento della verità, vedrò quanto è stato valido il mio programma d’allenamento e quanto mi hanno aiutato tutti i consigli ricevuti, di cui ho fatto sempre tesoro.

Ho abbastanza esperienza ormai in questo sport, il triathlon, ma anche nella corsa di maratone da 42 e 21 km e persino in gare di nuoto di endurance, ma mai mi sono cimentato in una così lunga distanza: 1,9 km nuoto, 90 km bici, 21,095 km corsa contemporaneamente. Praticamente, l’impegno e la durata sono paragonabili a due maratone da 42km consecutive, anche se bisogna dire che ci si logora meno, visto che nei 3 sport si diversifica l’azione.

Così come la differenza che c’e’ tra una maratona (42,195 km ) rispetto ad una gara di corsa (10km - 5km  ecc.), anche per l’Ironman il modo con cui lo si affronta non è solo a sensazione, ma bisogna pianificarlo, pianificare quanto spingere, quanto risparmiare quando e come mangiare durante la gara e se tutto va bene la gara si finisce. Basta sbagliare a pianificare una sola di queste attività e la gara non si finisce o si finisce in agonia e nella sofferenza (crisi di ipoglicemia, ipotermia, crampi, nausee e non voglio menzionare casi limite). Quando ci si accorge che qualcosa di grosso si è sbagliato, il consiglio migliore è ritirarsi.

Per esordire, non ho scelto una gara qualsiasi (o si fanno le cose in grande o niente!), ho scelto: Antwerp Ironman 70.3 una delle 4 o 5 tappe europee del calendario del campionato mondiale di Ironman 70.3, laddove vengono di volta in volta assegnati slots per poter accedere alla finale del campionato mondiale: “Ford Ironman 70.3 World Championship in Clearwater, Florida - 13 November 2010”.

Sono stato già ieri per sistemare tutte le pratiche, ritirare i pettorali, il chip elettronico e vari numeri adesivi da attaccare sul casco, bici ecc. e consegnare le scarpe da running che troverò predisposte dall’organizzazione nella 2^ zona cambio, denominata T2, quando salterò giù dalla bici per cominciare a correre.  Le zone adibite al cambio sono state allestite in 2 punti diversi e molto distanti (circa 4 km), per questo l’equipaggiamento previsto per la zona cambio T2 (da bici a corsa) andava consegnato all’organizzazione il giorno prima. Qui sorge un pensiero di terrore. Troverò le scarpe da running quando lascerò la bici????

Sono tornato a Shape nel sud del Belgio, dove vivo attualmente (129 km di distanza) per passare la notte, ma prima delle 5 del mattino ero con gli occhi sbarrati e non vedevo l’ora di partire.

Quest’anno mi sento davvero in forma e ho ottenuto sempre buoni risultati, non ultimo, meno di un mese fa il titolo di campione regionale (Puglia) di Triathlon Sprint di categoria Master 40. Oltre a questo un secondo posto nel Triathlon della Nato a Bruxelles a maggio e altri piazzamenti in gare nazionali di triathlon distanza sprint in Belgio ed ancora un primo posto di categoria master 40 in una gara di lunga distanza di nuoto (3,5 km Gallipoli) in Italia. Devo affermare che avrei potuto partecipare a molte altre gare, ma ho sacrificato la maggior parte degli impegni per allenarmi nello specifico a questa gara e per preparare queste distanze, perdendo così qualcosa nella velocità nelle gare brevi. Negli ultimi 4 mesi ho percorso 3.000 km di bici, 600 km di corsa e 90 km di nuoto, allenandomi 2 volte al giorno quasi ogni giorno, per un totale di 9,10 e anche 11 allenamenti a settimana e riposando 1 giorno ogni 10 giorni e, negli ultimi 2 mesi, un giorno ogni 18 giorni. Spesso ho dovuto allenarmi con pioggia e/o vento, che qui sono così frequenti da non darti altra opportunità.

Ho avuto momenti di stanchezza, ma passano subito quando hai un obiettivo in testa. Per questo penso che ogni persona che si allena deve avere di volta in volta un obiettivo, a qualsiasi livello e quando lo si raggiunge bisogna crearsene un altro e così via.

Torniamo a domenica, mi alzo dal letto e mangio il rituale piatto di pasta alle 5 di mattina (lo faccio sempre prima di gare lunghe), dalla seconda volta che lo fai non ti disgusta più. Rituale doppia seduta in bagno e scendo di casa. La macchina è già pronta con la bici e tutto il resto dentro già preparato. Ho curato tutti i particolari, nella bici ho il borsello con maltodestrine, fruttosio e vitamine da prendere ogni 20 minuti, poi qualche snack sempre ipercalorico e nel body ho in tasca altri 2 gel e maltodestrine, ma durante la corsa so che e’ più facile prendere i rifornimenti dai punti di ristoro rispetto a prenderli al volo nella frazione di bici. Per l’acqua ho 90 cl nella mia borraccia aerodinamica e so che devo bere 100 cl ogni 10 km.  Nel manubrio ho scritto tutti i passaggi dai 10 ai 90 km in bici per capire come sta andando il mio piano d’azione. Ho due colonne: la seconda è il piano d’azione per chiudere nell’ottimo e dignitoso obiettivo 5h30m, la prima invece è il sogno di chiudere in 5 ore nette.

Per l’abbigliamento ho preparato la muta da nuoto, obbligatoria per acque fredde, sotto avrò il body della mia squadra (Salentotriathlon), gli occhialini da nuoto sono quelli a vetri trasparenti perché le acque qui sono molto scure, per la bici casco normale (non ho quello da crono) occhiali anche qui trasparenti perché il tempo e’ nuvoloso, scarpe già montate sui pedali, le infilerò mentre sto già pedalando e contrariamente alle gare brevi, questa volta mi permetto il lusso di perdere una ventina di secondi per mettermi le calze, infatti 90 km bici e 21 km corsa sono troppi da fare senza calze e potrebbero lasciarmi vesciche. C’e’ anche l’immancabile cinta elastica con il numero di gara e per la corsa le scarpe con i lacci elastici per velocità di calzata e questo e’ tutto.  Ho notato con stupore, ma questo e’ anche relativo al livello della competizione, che nonostante la mia bici abbia un valore di mercato da 2.000 euro ed e’ full carbon, e’ una delle più scarse in assoluto ed e’ una bici da corsa con adattamenti per il triathlon, mentre tutte le altre sono bici del valore superiore ai 4.000 e specialissime da crono con i cambi nella posizione crono, ruote lenticolari o con alto profilo ecc. La cosa non mi scoraggia perché sono abituato a prendere botte nella frazione in bici, ma io ho un target e devo badare solo a quello: restare sotto le 5 ore e 30 minuti.

Per calcolare questo final time mi sono basato su proiezioni fatte sulle mie singole prestazioni, ma anche su quanto hanno fatto su questa distanza altri atleti che conosco e che nelle gare più corte hanno tempi vicini ai miei.

Alle 8:00 arrivo ad Antwerp (Anversa) prendo e rimonto la bici dalla macchina e con tutto l’equipaggiamento in spalla mi reco pedalando alla zona partenza che e’ adiacente alla zona cambio T1. Pioviggina leggermente, la temperatura e’ di 13 gradi, in acqua sicuramente meno, scatta quindi l’obbligatorietà della muta da nuoto. Preparo la bici, le scarpe sui pedali, il casco e occhiali sul manubrio e le calze a terra. In questa gara  c’e’ anche da mettere la muta in una busta numerata quando si esce dal nuoto, per poterla ritrovare alla zona cambio finale vicino il parcheggio auto, per chi non mette la muta nella busta prevista non e’ garantito il recupero della stessa e dato che ha un costo considerevole, non e’ il caso di perderla per risparmiare 10/15 secondi. Guardo incuriosito i riti degli altri, ognuno ha il suo modo di piazzare l’equipaggiamento, ma in tutti c’e’ una ben precisa logica. Chiedo informazioni sul percorso, se c’e’ da temere o considerare qualcosa di particolare, ma sembra sia tutto piatto e facile a meno dei 20/30 attraversamenti delle rotaie, propriamente coperte con tappeti in gomma, ma che comunque bisogna prendere con cautela perché l’impatto si sente. Sono così tanti mi spiegano perché si passa attraverso una zona industriale dove usavano muovere tutto su rotaia ed infatti li trovi dovunque ed in tutte le angolazioni.

Per evitare ammassamenti pericolosi in partenza in acqua (siamo poco meno di 2.000 atleti) la partenza e’ stata divisa in 6 ondate divise per fascia d’età. Data l’età mi trovo nella 5^ batteria su 6 (sono così vecchio???) e anche come posizione in zona cambio mi trovo 50 metri vicino all’ingresso e 500 lontano dall’uscita. Questo significa che dopo 50 metri c’e’ la mia bici e mi posso vestire, ma dovrò correre scalzo con la bici affianco per 500 metri per poter poi saltare su una volta uscito dalla zona cambio. I più giovani invece che hanno la bici vicino l’uscita corrono più metri senza niente, si vestono e poi corrono pochi metri con la bici affianco per uscire.

Chiamano il pronti nelle proprie gabbie, ogni batteria ha la cuffia dello stesso colore, avanti a me c’e’ quella dai 35 ai 40 anni cuffia blu, 30-35 cuffia arancione, 25-30 bianca e poi non riesco a vedere gli altri.

Ogni 2 minuti parte una batteria, ma abbiamo tutti il chip alla caviglia e questo ci prendera’ tutti i tempi parziali durante la gara, inoltre il tempo finale sara’ quello tuo effettivo, visto che non si parte tutti allo stesso istante. Cio’ permette anche di non effettuare tagli per qualcuno che, magari del posto conosce scorciatoie ecc. e in piu’ c’e’ la possibilita’ di seguire la gara in tempo reale su internet.

Le prime batterie partono, ci siamo tocca a noi. Ci piazziamo in acqua, ma non sento se e’ fredda o calda, si ho la muta, ma sono cosi’ concentrato che non potrei sentire altro che non sia lo sparo dello starter.

Via, parto un po’ veloce come al solito, perche’ soffro molto la prepotenza degli altri, ma avendo nel nuoto la mia frazione migliore ho bisogno di farlo senza essere danneggiato. Non e’ cosi’ facile nell’acqua nera, in pochi minuti vengo a contatto con un po di schiuma e prendo un calcio sul mento. E’ un piede gentile (per fortuna) sembra di donna, la passo, ha la cuffia blu. Ho gia’ raggiunto la batteria precedente. Cerco di convincermi a gestire senza strafare, ma anche se respiro ogni 2 bracciate per il ritmo sostenuto invece che ogni 3 come mia consuetudine, non mi sembra di andare troppo veloce. In pochi minuti raggiungo cuffie arancioni, poi bianche e sono all’arrivo. Non so se sono stato abbastanza veloce, guardo il cronometro: 28’11” per 1,9 km nuoto: wow e’ la mia migliore prestazione sulla distanza e non mi gira neanche la testa come di solito accade quando esco dall’acqua.

Mentre corro verso la zona cambio mi sfilo l’orologio che stringo tra i denti mentre sfilo le maniche della muta che lascio appese continuando a correre con la parte di sotto saldamente incollata al corpo. Rimetto l’orologio e sono gia’ vicino la mia bici. La individuo subito sfilo i pantaloni della muta, la metto nella busta numerata, infilo occhiali, casco, calze, cinta con il numero, due gel nelle tasche del body, bevo alla bottiglietta in zona cambio che non portero’ sulla bici, prendo la bici e le corro affianco mentre la mantengo dal sellino per i 500 metri che mi mancano per uscire dalla zona cambio. Un ammassamento incredibile di atleti non mi permette di essere molto veloce e devo anche evitare di sbattergli contro, ma ecco che sono fuori della zona cabio. Due passi di rincorsa e salto sulla bici, due pedalate ed infilo i piedi nelle scarpe: totale 4 minuti e 12 secondi.

Appena sono in bici mi rendo conto che ho gia’ 3 minuti di vantaggio sulla mia piu’ rosea previsione e un’eternita’ sulla peggiore. So che normalmente mi dovrebbe prendere l’euforia cosi’ da bruciare tutto e subito, ma mi impongo di non esaltarmi perche’ non ho fatto ancora niente, sono appena ad 1/10 di gara e tutto puo’ succedere e non so se ho bruciato troppo al nuoto.

So che la bici e’ la mia frazione peggiore, ma so di avere la capacita’ di chiudere sopra ai 30 km all’ora di media e devo farcela. Il precorso va via una bellezza, ma il vento e’ forte non da scampo, se alzi la testa ti frena, cosi’ sono sempre in posizione crono. Dopo 30 km il mio vantaggio incrementa anche se di poco, ma non voglio guardare le medie sul computer della bici, la schermata e’ ferma sulla distanza e velocita’, mi serve perche’ devo mangiare ai km previsti e bere, alternando i tipi di rifornimento per evitare picco glicemico e altri tipi di carenze di vitamine (potassio magnesio ecc.) che farebbero immediatamete scattare il crampo. Comincio ad avvertire dolori al “soprasella”, strano esco sempre per distanze lunghe quanto queste e non mi e’ mai successo. Ho capito, non mi sono mai alzato sui pedali per 30 km. Decido che nonostante il vento devo alzarmi sui pedali dopo ogni curva cosi’ anche da rilanciare l’azione, cosi’ faccio e il dolore va via per non tornare piu’. Comincio a vedere gli altri che mi sorpassano con queste specialissime da crono, ma anche io sorpasso qualcuno e mi sembra comunque di non andare male e soprattutto sono in vantaggio sul sogno delle 5 ore. L’obiettivo non e’ piu’ 5h30’ ormai guardo solo la 1^ colonna. I giudici controllano se qualcuno fa la scia e squalificano, ma la correttezza e’ quasi totale, nessuno ci prova, i rifornimenti sono ogni 10 km, ma nn e’ facile prendere al volo, perche’ devi stare attento a non perdere dalla mano cio’ che hai preso, a non cadere nell’impatto con chi ti da il rifornimento e soprattutto a non cadere sui pezzi di banana ecc. che sono a terra persi dagli altri prima di te. Per fortuna va tutto bene anche se mi limito a prendere solo il necessario. Ogni tanto vedo qualcuno fermo a bordo strada, forature, catene saltate, cadute ecc. Cio’ mi ricorda che la gara puo’ finire in ogni momento e non per colpa tua. Molti guasti sono capitati nei passaggi sulle rotaie. Ci sono anche diversi attraversamenti in strade in mezzo ai boschi dove finalmente il vento ti da tregua e nei paesi vicini dove la gente ti incita alla grande. Ad Anversa questa gara oltre ad avere la sua importanza e’ un evento da non perdere per tutti specialmente il pubblico. Siamo a 70 km e vedo che ho circa 11 minuti di vantaggio sul sogno, mancano 20 km per finire la frazione di bici, i viveri sono quasi finiti, l’acqua con i sali pure, ma basteranno giusti per i restanti km. Gli ultimi 7 km sono in citta’, c’e’ un po di lastricato e pave’ o come li chiamano anche cable stones, ma chi li sente piu’ ormai. Il pubblico e’ in delirio nelle vie cittadine vedo che hanno allestito gradinate a bordo strada, tutto e’ transennato e ci sono migliaia di persone. Mai vista cosi’ tanta gente per una gara di Triathlon/Ironman, sembra che ogni isolato ci sia come una gradinata dello stadio.

Vedo la zona cambio, mentre pedalo sul pave’, un’occhiata al tempo della frazione bici impresso sul display: 2h43m anche questo e’ il mio miglior crono di sempre su 90 km di bici. Sfilo i piedi dalle scarpe che resteranno attaccate ancora ai pedali, salto giu’ e, scalzo, corro con la bici nella zona cambio. L’ultimo rischio e’ scongiurato: le scarpe sono li’ al mio posto, non c’e’ stato nessun errore. Posiziono la bici, calzo le scarpe e parto, esco in 1m42s, azzero il parziale sul cronometro e guardo il totale.

Siamo a 3h17m36s di tempo totale dalla partenza. Per centrare il nuovo obiettivo di 5h00m devo correre la mezza maratona sotto 1h43m. Il mio personale e’ 1h21m vecchio del 2001, ma ne ho corsa una ultimamante in 1h24m, solo che qui ho gia’ oltre 3 ore di gara sulle spalle anzi nelle gambe. Non lo so, ma sono convinto di farcela, ci penso e dico, solo un crampo, un infortunio o una cosa che non dipende da me puo’ fermarmi, non la mia corsa.

Cosi’ comincia l’ultima parte, avverto un forte dolore al polmone destro, sembra quasi come quando prendi quei fastidiosi colpi di freddo, dura 1 km, ma passa. I rifornimenti li prendo tutti, arancia a pezzi, acqua in testa e sali da bere, anche se una volta mi sono confuso e ho fatto acqua in bocca e sali in testa. Ho i rifornimenti miei anche: vitamine in tavolette e 2 gel che distribuisco nei km cosi’ da prendere l’ultimo al 17km.

La frazione della corsa e’ organizzata in 3 giri da 7 km nel centro cittadino, tutto il percorso e’ transennato e gremito in ogni posto dal pubblico. Il pubblico ti incita i ragazzini vogliono darti il cinque e la cosa mi aiuta molto, comincio solo a sorpassare e recuperero’ oltre 200 posizioni nella corsa che avevo perso in bici.

Ad ogni giro ci sono diversi rilevamenti con il chip li senti quando passi sopra al tappeto perche’ fa beep e ogno giro ti danno un braccialetto colorato, cosi’ anche visivamente ti indirizzano nella passerella finale al giro conclusivo. Ma penso che nessuno farebbe per sbalgio un giro in piu’. A terra e’ quasi tutto pave’ e la durezza si sente specialmente alle ginocchia e articolazione dell’anca, ma come fai a pensarci adesso. Ai 10 km porto 42 minuti circa, sono ancora in vantaggio sulla tabella di marcia e non di poco. Ad un rifornimento prendo una storta, ma non succede niente. Siamo all’ultimo giro, le scarpe sono intrise d’acqua perche’ a tutti gli spugnaggi ho messo acqua in testa che e’ naturalmente scolata addosso e mentre corro si sente il tipico rumore di quando corri nell’acqua, ma proviene dalle scarpe. Probalilmente per non farmi notare per il mio rumore qualcuno lassu pensa bene di mandare un bell’acquazzone e vai si chiude in bellezza. Ultimi 7 km sotto l’acqua, ma “who cares”. Ormai dovrei correre 7 km in 40 minuti per sforare, (per farlo dovrebbero tagliarmi almeno una gamba J). Ogni tanto sorpasso qualche italiano, me ne accorgo dalla scrtitta della societa’ sul body, gli dico “vai!”, gli do la mano e continuo, anche loro sono felici di trovare un connazionale e tutti hanno il sorriso, ma anche la sofferenza stampata in faccia. Prendo il terzo braccialetto e so che da li manca poco meno di 2 km, poche centinaia di metri e si accende la spia della riserva. La riserva scatta quando hai finito tutti gli zuccheri e i grassi del tuo corpo, chi ti avvisa e’ il fegato che dovendoti dare benzina, cerca di metabolizzare qualcosa che pero’ non trova. La sensazione e’ come sentire una coltellata, ma come se te la infilano di continuo la lama.....

Conosco benissimo la sensazione, so anche che a volte con espirazioni lunghe e premendo sul fianco destro passa.... non passa, ma manca solo 1,5 km. Rallento vistosamenteper un km circa, le macchine senza benzina si fermano, io continuo sebbene rallentando, entro nella passerella finale, 400 metri tutti di gradinate ai bordi, pubblico che grida, improvvisamente non sento piu’ il dolore. Finale in crescendo, uno sguardo ed un bacio al cielo negli ultimi 10 metri, anche se sono venuto da solo qualcuno mi stava seguendo, la sua foto plastificata la porto sempre nel portafoglio, nelle ultime gare dove avevo bisogno di non essere solo l’ho sempre portata con me, ma questa volta l’ho portata anche nella frazione di nuoto nel taschino del body.

Arrivo, mi infilano la medaglia al collo, la mia mezza maratona e’ il mio peggior crono mai fatto su quella distanza 1h34m18s (e volevo vedere), ma il tempo finale e’ eccezionale: 4h51m54s credo anche di aver fatto anche una delle migliori prestazioni regionali di sempre ed anche di essermi portato a non molti minuti di distanza dalla qualificazione della finale dei capionati mondiali. Non mi interessava quello, era una sfida con me stesso, con la distanza, il centrare il tuo obiettivo, il never give-up, di provare tutte le sensazioni che solo questi appuntamenti possono dare, di dire si ho dato il mio massimo. Non mi interessa neanche la crisi di ipotermia che per mezz’ora mi fa tremare come una foglia avvolto nella carta dell’uovo di pasqua e neanche che devo andare a recuperare tutto l’equipaggiamento dalla zona cambio e rimettere tutto in macchina e viaggiare 130 km per tornare indietro.

Voglio riportare qualcosa che descrive il triathlon uno sport che veramente mi da soddisfazione sempre, in gara, ma anche e soprattutto in allenamento perche’ li costruisci i tuoi risultati:

Il Triathlon esige rispetto e sudore, non è per tutti: qui i muscoli non si mostrano, si usano, la fatica non è nemica, ma compagna, la vittoria è arrivare e la sconfitta è non averci provato… L’agonismo sfrenato nel nuoto si trasforma in ritmo nella bici e tutto finisce nella solitudine della corsa... un tumulto di emozioni che culminano in sincera sintonia e appagamento personale... Solo quando la fatica e il dolore ti avranno spogliato di tutto e la meta è ancora lontana, solo allora saprai veramente chi sei e quanto è grande il tuo cuore

Quando ti piace fare qualcosa lo fai e basta, anche se devi andarci da solo (come ho fatto), ma niente e’ un peso per te. Credo che questa dellIronman sia stata una sfida come gia’ tante ne ho affrontate nella vita, ma se mi dovessero chiedere quale considereresti la piu’ grande, risponderei: “la prossima.....”. 

                   Fabio